L’Europa dal Concerto delle grandi potenze alla Prima guerra mondiale

Come abbiamo visto durante la respublica cristiana ai vertici della società si ergevano l’imperatore e il papa, le due entità sovrane vennero meno con la nascita delle monarchie assolute, e con la pace di Westfalia del 1648 gli Stati diventano i protagonisti della nuova organizzazione delle relazioni internazionali, protagonisti senza limitazione alcuna nella propria sovranità. La convivenza tra Stati veniva assicurata dal rispetto dello jus gentium evolutosi a partire da Francisco de Vitoria e dal principio di equilibrio «legge di fisica politica internazionale orientata verso la stabilità delle relazioni internazionali» e che tende a neutralizzare l’espansione politica di uno o più Stati al fine di mantenere lo status quo in una determinata area (Meneguzzi Rostagni C. L’organizzazione internazionale tra politica di potenza e cooperazione, Cedam, Padova, 2000 p. 3). Principio di equilibrio che si era sviluppato dapprima in Italia nel XV secolo e che poi si espanse al resto d’Europa nei secoli XVI e XVII. Questo principio di politica internazionale non impedì guerre tra i vari stati europei ma le limitò nella loro distruttività. A partire dal XVII secolo furono molti i progetti per la limitazione e eliminazione della guerra da quello dell’abbe di Saint-Pierre a quello di Kant.

Poi con gli sconvolgimenti portati dalla rivoluzione francese e da Napoleone altri autori come Augustin Thierry e Adam Czartorysky teorizzarono progetti di una confederazione di Stati europei che tendevano alla limitazione della guerra tramite il ricorso alla mediazione e all’arbitrato. Su queste basi nacque l’alleanza tra Gran Bretagna e Russia stipulata a Londra il 30 marzo del 1805 secondo la quale alla fine delle guerre contro Napoleone si sarebbe dovuto ristabilire l’ordine tramite un congresso generale; «da queste premesse, per opera di Castlereagh, si attuò, dopo il 1815, il sistema dei congressi, che portò alla codificazione di norme di diritto internazionale nonché al riconoscimento di un direttorio europeo». Da precisare che il nuovo ordine fu concepito già a partire dal 1813 e poi sancito dal congresso di Vienna come affermò infatti Friedrich von Gentz «le potenze europee sono state unite sin dal 1813 non da una alleanza nel vero senso della parola ma da un sistema di coesione fondato su principi generalmente riconosciuti e su trattati sui quali ogni stato grande o piccolo aveva trovato il suo posto». Offrendo la sua mediazione al raggiungimento di un accordo con Napoleone, il Matternich si fece rappresentante del bisogno di pace dell’Europa. Ma di fronte al rifiuto di Napoleone fu inevitabile la nascita di un alleanza tra Austria, Prussia e Russia. Non mancarono comunque tra queste potenze continentali più la Gran Bretagna delle tensioni, che portarono ad un avvicinamento tra Matternich e Castlereagh in un ottica di limitazione dell’influenza russa in Europa. Alla fine l’accordo decisivo fu siglato a Chaumont il primo marzo 1814 e «costituì il momento decisivo per il nascente concerto delle grandi potenze» . 

Per assicurare all’Europa una pace duratura la prima pace di Parigi prevedeva per la Francia misure molto limitate e mirava esclusivamente al ristabilimento dell’equilibrio tra le potenze europee, veniva quindi ancora una volta ripreso lo spirito che regolava le relazioni tra gli stati europei a partire dalla pace di Westfalia. Certo l’ordine raggiunto a Vienna superava, potremmo dire per intensità, quello raggiunto a Westfalia, perché introduceva principi di giustizia condivisa tra gli Stati, e la volontà collettiva degli Stati veniva posta in primo piano riguardo alle decisioni politiche da prendere sui trasferimenti di territori, sulla nascita dei nuovi stati e sugli eventuali cambiamenti di regime e di governo. Inoltre la prassi dei colloqui bilaterali venne sostituita con il sistema delle conferenze. Da tutto questo emergevano «due concetti , quello di equilibrio e quello di comunità, di mondo comune, l’Europa, che andava riordinata secondo i principi di equilibrio, balance of power, legittimità e grandi potenze». Grandi potenze che ricevettero il loro mandato alla riorganzzazione del continente europeo da un articolo segreto della pace di Parigi, che quindi superava la tradizionale parità tra gli Stati. Il fatto che però questo accordo venne mantenuto segreto fece il gioco di Talleyrand che riuscì a far ammettere la Francia «fra coloro che decidevano». Quindi alla fine furono le delegazioni delle cinque grandi potenze composte dai primi ministri e dai ministri degli esteri a condurre il congresso. Le delegazioni furono così composte da: Matternich e il barone di Wessemberg per l’Austria, Talleyrand e il duca di Dalberg per la Francia, Lord Castlereagh e il duca di Wellington per la Gran Bretagna, il conte Stackelberg e il conte Nesselrode per la Russia, il principe Hardenberg e il barone Humboldt per la Prussia. Principio guida del congresso fu la restaurazione dello status quo secondo il principio dinastico. Primo atto fu la restaurazione del regno del Borbone Luigi XVIII in Francia. La posizione inglese al congresso fu neutrale, quella della Prussia «debole», più decisa quella russa. Gli scontri maggiori tra le potenze si ebbero sulla soluzione da applicare ai territori polacchi, alla fine la quadra venne raggiunta con la creazione di un regno di Polonia sotto lo zar di Russia, con una parte della Sassonia concessa alla Prussia e una parte della Galizia concessa all’Austria (che inoltre si espanse in Nord Italia e Dalmazia), gli ingrandimenti di Prussia e Russia vennero equilibrati a nord dalla cessione della Norvegia alla Svezia, e dei ducati di Holstein e Lauenburg alla Danimarca. Per quanto riguarda gli altri stati la Confederazione germanica venne posta sotto la presidenza austriaca, separata dalla Francia dal regno dei Paesi Bassi comprendente il Belgio. La confederazione svizzera fu dichiarata indipendente. Il regno dei Savoia acquisì il possesso di Genova e della Savoia. Il regno delle Due Sicilie e lo Stato della Chiesa vennero restaurati. Altro tema che fu affrontato a Vienna su l’abolizione della tratta degli schiavi, anche se ci vollero parecchi anni per l’adeguamento della disposizione. 

Con il ritorno di Napoleone sul continente e la definitiva battaglia di Waterloo il 20 novembre 1815 fu conclusa a Parigi una seconda pace più dura della prima. Ma non fu comunque così dura da compromettere quello che era ancora lo Stato più popoloso d’Europa. Venne previsto il pagamento di un’indennità di guerra e l’occupazione di una parte del territorio francese, ma non fu comunque una pace punitiva. Scrisse il Kissinger in Diplomazia della Restaurazione che «per la seconda volta, si ebbe una pace di moderazione» . 

Sempre a Vienna il 26 settembre fu firmata la dichiarazione che fondava la Santa Alleanza tra Alessandro I di Russia, Federico Guglielmo III di Prussia e Francesco II d’Austria, contraddistinta dalla sua visione repressiva e antiliberale, che ebbe certo un ruolo nella repressione dei moti italiani del 1820-21, ma che in effetti seguendo il Croce «non esisté mai altrove che nella fantasia dello czar Alessandro I» (Croce B., Storia d’Europa nel secolo decimonono, Adelphi Edizioni, Milano, 2007, p. 70), mentre il Castlereagh la definì «un documento sublime di misticismo e follia» (Meneguzzi Rostagni 2000:24). 

Con il congresso di Aquisgrana del settembre del 1818, con l’ingresso ufficiale della Francia nell’oligarchia, il concetto di grandi potenze si affermò in modo definitivo. Anche se le posizioni incentrate su una politica repressiva della Santa alleanza fecero fallire la Quadruplice, il sistema basato sulle grandi potenze, la diplomazia del concerto d’Europa riuscì a mantenere l’ordine e l’equilibrio per un secolo attraverso congressi, conferenze e riunioni ufficiose. Strumento principale fu la neutralizzazione di territori e , benché meno usato, quello dell’internazionalizzazione. Il nuovo sviluppo coloniale fu centrale nel perpetuarsi del concerto. 

Successo del concerto fu anche la risoluzione senza scontri dell’indipendenza del Belgio, e nella risoluzione del problema greco con la nascita nel 1832 del regno greco sotto Otto di Baviera. 

Con la rivoluzione siciliana del gennaio del 1848 iniziò una fase rivoluzionaria che interessò tutta l’Europa continentale ad eccezione della Russia. L’opposizione ai restauratori di Vienna era palese nelle insurrezioni scoppiate in tutta Europa, il nazionalismo faceva la sua comparsa nella scena politica, così come le rivendicazioni liberali mai sopite della classe borghese. Ruolo centrale in questa fase rivoluzionaria fu svolto dal Palmerston che invitò alla moderazione il governo francese, mediò tra l’Austria e il Piemonte, ma suo obiettivo principale era il mantenimento dell’equilibrio e per questo non appoggiò le rivendicazioni nazionali di ungheresi e italiani, per non destabilizzare l’Austria, nucleo dell’equilibrio centro-europeo, così come la Russia garantì il mantenimento dello status quo nell’Europa dell’est. Per sintetizzare si può parlare del 1850 come anno della seconda restaurazione per l’annullamento di tutte le conquiste costituzionali ottenute dai rivoluzionari. 

Successiva crisi tra le potenze europee si ebbe con l’occupazione russa nel gennaio 1853 dei principati danubiani, che produsse la fine dell’alleanza tra Russia, Austria e Prussia nonché l’opposizione di Francia e Gran Bretagna, le quattro potenze redassero quindi la nota di Vienna, un programma che il sultano avrebbe presentato allo zar, con l’impegno a sostituire il concerto d’Europa all’egemonia della Russia nell’area. Il tentativo però fallì e si arrivò allo scontro quando il 28 marzo 1854 con la dichiarazione di guerra francese e britannica, a cui poi si aggiunse l’Austria, la guerra russo-turca si estese alle altre potenze. Motivo di scontro principale durante la guerra di Crimea fu sul controllo degli stretti, e fu essenzialmente una guerra contro la Russia più che in aiuto dell’Impero ottomano. Il congresso per la pace si aprì a Parigi dopo che la Russia aveva accettato l’ultimatum austriaco. La sede fu importante perché rendeva chiaro il cambiamento che era avvenuto rispetto al congresso di Vienna, ora il mediatore era Napoleone III che voleva ottenere dalla pace il massimo guadagno per i francesi, e la revisione degli accordi di Vienna. Nel marzo del 1856 si stipulò il trattato che prevedeva indipendenza e integrità dell’impero ottomano, garantita dalla volontà generale delle potenze europee, e la neutralizzazione del mar Nero e l’internazionalizzazione dei principati rumeni, la creazione della commissione europea del Danubio. 

Nei quindici anni successivi alla fine della guerra di Crimea si verificarono altre quattro guerre tra cui la terza guerra d’indipendenza italiana, e la situazione politica rispetto al clima che si era venuto a creare durante il congresso di Vienna era totalmente cambiato. I nuovi attori della politica europea, Napoleone III, Gorcakov, Cavour e Bismarck adottarono un approccio politico realista e «nelle loro mani la diplomazia divenne uno strumento non più per conservare la pace, ma per promuovere la guerra» (Meneguzzi Rostagni 2000:44). Con la fine della Quadruplice le alleanze vennero organizzate per scopi aggressivi e i primi conflitti furono localizzati in Italia (prima) e in Prussia (poi) , la politica di potenza sostituì la politica di equilibrio. Con il definitivo allontanamento dell’Austria dalla Russia si verificò un’avvicinamento della politica inglese verso le posizioni austriache, mentre la Francia stringeva l’occhio alla Russia. Sul fronte diplomatico la Russia, favorita dalla Francia di Napoleone III, cercò di organizzare un congresso per risolvere le tensioni tra l’Austria da una parte e il Piemonte e la Francia dall’altra, tentativo fallito per le rigidezze austriache. Dopo l’armistizio di Villafranca del luglio 1859, che mise fine alla seconda guerra d’indipendenza italiana, e che poi portò alla pace di Zurigo del novembre 1859, conclusosi con la cessione della Lombardia al Regno di Sardegna come principale cambiamento, Napoleone III cercò di organizzare di nuovo un congresso, ma il tentativo anche questa volta fallì, per il rifiuto di Napoleone III di prendere le distanze dalle posizioni di La Guerronniére che volevano uno stato pontificio privato del proprio potere temporale, cosa che non poteva essere accettata dall’Austria. Altri tentativi di riunirsi in congresso furono fatti nel 1863, in seguito alla rivolta polacca, e nel 1864, per cercare di risolvere le tensioni tra Danimarca e Prussia, e prima della guerra austro-prussiana del 1866, ma il congresso non vide mai la luce. 

Dopo la vittoria prussiana a Sodowa e il conseguente trattato di Praga del 23 agosto 1866, fu istituita la confederazione degli stati tedeschi a nord del Meno sotto il controllo prussiano, con Bismark cancelliere e una confederazione degli stati indipendenti del sud nell’orbita politica prussiana e alleati anche militarmente. L’Italia seppur sconfitta sul campo dall’esercito austriaco dopo la vittoria prussiana ottenne come previsto dagli accordi di alleanza con la Prussia il Veneto ma non Trento e Trieste che saranno poi rivendicate dall’agitazione irredentista. L’Austria non venne però né umiliata né venne messo in discussione il suo ruolo, questo per merito di Bismark che riuscì a dissuadere lo stato maggiore dell’esercito da un’eventuale umiliante marcia su Vienna. 

Gli anni che vanno dal 1866 al 1871, furono fondamentali per le sorti dell’Europa. Innanzitutto perché semplificarono il quadro politico con la nascita degli stati tedesco e italiano, e poi perché è in questo momento che lo stato tedesco inizia a porre le basi per la politica di potenza che segnerà in modo fondamentale la storia europea. Centrale fu la figura del cancelliere Otto von Bismark, junker prussiano, conservatore ma allo stesso tempo in grado di dotare il nuovo stato tedesco della legislazione sociale più avanzata d’Europa. Suo scopo principale divenne ben presto l’unificazione dello stato tedesco, e sapeva bene anche che non si sarebbe ottenuto che «col sangue e col ferro». 

Anche il metodo per raggiungere lo scopo non fu dei più ortodossi, infatti il Bismarck, non si fece problemi a sospendere la Costituzione per quattro anni durante i quali riorganizzò l’esercito in maniera tale da farlo diventare il più evoluto ed efficiente d’Europa, così come con la stessa semplicità restaurò la Costituzione una volta ottenuto il suo scopo. Le posizioni degli altri stati europei sulla nascita del nuovo unitario stato tedesco andarono dalla generale soddisfazione britannica, che vedeva di buon occhio un forte stato prussiano perché scorgeva nella Francia e nella Russia i principali disturbatori della pace, «l’Inghilterra, quindi, come la Russia, mantenne nella questione un atteggiamento passivo» mentre la politica francese in questo periodo «può essere definita solo come incompetente, in evidente contrasto con l’eccezionale abilità di Bismarck”» che «era già giunto alla conclusione che un aperto conflitto con la Francia era un completamento necessario del suo piano generale» (Albrecht-Carrié René, Storia diplomatica d’Europa 1815-1968, Laterza, Roma-Bari, 1978, pp. 148-150).

L’ormai quasi certa possibilità di guerra franco-prussiana sembrò in qualche modo affievolirsi quando Bismarck acconsentì alla richiesta francese di smobilizzazione della guarnigione prussiana in Lussemburgo, che venne neutralizzato, come il Belgio. Bismarck prese tempo in attesa di risolvere la questione con la Francia e intanto strinse un alleanza con la Russia che si impegnava a neutralizzare l’Austria in caso di conflitto franco-prussiano. La Francia invece non riuscì a concludere nessuna alleanza con l’Austria, mentre la Gran Bretagna vedeva più pericoli nella Francia di Napoleone che nella Prussia di Bismarck. Quindi sul piano internazionale Bismarck era forte dell’alleanza con la Russia mentre sul piano interno nel 1868 aveva ottenuto l’unione doganale con gli stati tedeschi del sud e il parlamento unitario, lo Zollparlament (parlamento dell’unione doganale). Lo scoppio della guerra avvenne a seguito della pubblicazione da parte di Bismarck del dispaccio di Ems in cui si poterono constatare reciproci insulti tra le parti in causa. In realtà il documento fu opportunamente modificato da Bismarck per farlo sembrare più grave di quello che in realtà era, e riuscì in questo modo a scatenare la guerra che già da troppo tempo veniva rimandata. La dichiarazione di guerra avvenne da parte francese il 19 luglio 1870, e anche questo fu un successo di Bismarck che passava anche da aggredito, pur essendo il primo ad aver voluto fortemente la guerra. Inoltre l’eccessiva insistenza francese sulla questione della successione spagnola l’aveva messa sotto una cattiva luce. La guerra quindi si svolse senza il coinvolgimento di altre potenze, anche l’Italia, unico probabile alleato francese, vistasi negare la contropartita dell’annessione di Roma in cambio dell’appoggio contro la Prussia rimase in disparte. La Francia rimase completamente isolata. Le sorti francesi erano quindi segnate e il 2 settembre 1971 l’esercito prussiano meglio organizzato ebbe la meglio su quello francese. Come scrisse Alan John Percival Taylor in L’Europa delle grandi potenze «Sedan segnò la fine di un’epoca nella storia d’Europa; il mito dellagrande nation, dominante l’Europa, cadde per sempre» (A.J.P. Taylor, L’Europa delle grandi potenze, Laterza, Bari, 1977, p. 299). 

Una volta giunta la notizia a Parigi l’impero cadde e si formò un governo di difesa nazionale. Le richieste di annessioni territoriali da parte prussiana impedirono la conclusione di un trattato di pace e non vennero apprezzate neanche in Inghilterra che ora vedeva in un eccessivo allargamento dello stato prussiano un pericolo per l’equilibrio europeo. Ma la Gran Bretagna non poté far altro che protestare verbalmente sia sulla questione francese, che su quella che si presentò quando la Russia denunciò gli accordi del 1856 sulla smilitarizzazione del mar Nero. La conferenza di Londra del gennaio 1871 «sanzionò l’approvazione dell’Europa all’iniziativa unilaterale russa, salvando con ciò almeno la finzione della legalità» . Altro importante evento seguito alla disfatta francese fu la presa di Roma, che una volta ritiratesi le truppe francesi, cadde il 20 settembre 1870. Il trattato di pace fu firmato a Francoforte il 10 maggio 1871 e prevedeva l’annessione alla Germania di tutta l’Alsazia e di parte della Lorena «l’annessione di questo territorio da parte della Germania può senz’altro essere considerato poco saggio, perché rese impossibile ristabilire la normalità dei rapporti franco-tedeschi; fu una latente sorgente di infezione introdotta nel corpo politico dell’Europa», e il pagamento di un indennità di cinque miliardi di franchi, una cifra altissima. Sebbene la convinzione tedesca per cui l’Alsazia sia un territorio tedesco non sia priva di fondamento, «il dialetto alsaziano è ancora oggi germanico» (Albrecht-Carrié 1978:157) tuttavia la popolazione nel 1871 era fondamentalmente contraria all’annessione al Reich. «Il disappunto rivelato dalla dichiarazione di Treitschke secondo cui gli alsaziani erano tedeschi e si doveva farglielo capire se necessario con la forza, è fino ad un certo punto comprensibile, anche se rivela fra l’altro un fondo di ingenuità e di inconsistenza» , rispetto alla pace raggiunta con l’Austria questa con la Francia costituiva sia una punizione che un umiliazione, e forse più che un umiliazione fu la cerimonia del 18 gennaio 1871, nella sala degli specchi a Versailles, della nascita dell’impero tedesco con la proclamazione di Guglielmo I imperatore. 

L’anno 1871 può ben essere preso come spartiacque in relazione al periodo che va dalla fine delle guerre napoleoniche allo scoppio della prima guerra mondiale, dopo quest’anno infatti i rapporti tra potenze europee cambiarono drasticamente, con l’ascesa dell’impero tedesco e il declino della Francia iniziò una nuova era nelle relazioni internazionali. La Germania divenne ben presto la locomotiva d’Europa, la produzione industriale in pochi anni raggiunse e poi superò quella inglese, mentre la popolazione cresceva costantemente. 

Per quanto riguarda il commercio e le attività finanziarie Londra manteneva la guida indiscussa, ma in questo periodo capitali tedeschi iniziarono a invadere l’impero ottomano. «Londra era divenuta la capitale finanziaria del mondo, svolgendo una parte che era ad un tempo assai vantaggiosa per la Gran Bretagna e utile per tutti. Inoltre prevalevano condizioni di stabilità, di cui il gold standard costituiva un simbolo, un’espressione e una conseguenza piuttosto che una fonte di equilibrio». Gli anni dal 1871 al 1890 furono segnati dalla figura del Bismarck artefice del secondo Reich, e che gli aveva dato quel carattere militare della tradizione prussiana, che spesso servì per ben comprendere le politiche tedesche fino al 1945. Detto questo è innegabile che dopo la guerra franco-prussiana Bismarck si impegnò per il mantenimento della pace «Bismarck era ora sinceramente un uomo di pace». Sul piano diplomatico il cancelliere tedesco riuscì a riavvicinarsi all’Austria e a stringere un patto militare con la Russia, che porto al seppur fragile Dreikaiserbund, l’accordo tra i tre imperatori. Sul versante francese le difficoltà erano molte, ma anche in una situazione politica confusa riuscì con la sua ricchezza ben presto a pagare le indennità di guerra e ottenne l’evacuazione del proprio territorio già nel 1873, nonché una forte ripresa economica. 

I rapporti tra Austria e Russia furono caratterizzati dalle difficoltà incontrate per la gestione dei problemi dei paesi Balcanici, qui infatti alla tradizionale amicizia tra gli slavi balcanici visti dai russi come fratelli minori, si univano le difficoltà ormai croniche dell’«Uomo malato d’Europa», l’impero ottomano. Con lo scoppio della guerra tra turchi da una parte e Serbia e Montenegro dall’altra, Austria e Russia si accordarono segretamente a Reichstadt l’8 luglio del 1876, ma gli esiti della guerra con la sconfitta serba portò solo al fatto che i russi dovettero intervenire a difesa di Belgrado per evitare la sua caduta. Le voci di massacri compiuti dai turchi in Bulgaria influenzò molto l’opinione pubblica inglese che ora condannava gli orrori, facendo fare una sterzata alla politica inglese fino a quel momento indifferente, se non favorevole, alla causa turca. Gli eventi precipitarono nella primavera del 1877 con la dichiarazione di guerra ai turchi. La vittoria russa arrivo in gennaio quando l’esercito arrivò a minacciare l’invasione dell’intera Turchia europea, ma le forze russe erano stremate e il contemporaneo posizionamento della flotta inglese davanti l’Isola dei principi indusse lo zar a iniziare i colloqui di pace. La pace su firmata il 3 marzo 1878 a Santo Stefano. Con il trattato la Russia allargò la sua influenza in Europa e in tutti i Balcani, questo inoltre prevedeva la creazione di un grande stato bulgaro. Queste modificazioni dell’assetto dell’area scontentarono quasi tutte le potenze europee e per questo si decise di organizzare un congresso a Berlino per risolvere i contenziosi. 

Il congresso iniziò il 13 giugno e modificò non poco gli accordi di Santo Stefano: il grande stato bulgaro venne nettamente ridimensionato, una parte dello stato sarebbe stata affidata ad un principe cristiano mentre la Macedonia sarebbe rimasta sotto il controllo turco; Bosnia e Erzegovina vennero momentaneamente poste sotto il controllo austriaco, ma la sovranità rimaneva nella mani del sultano; Serbia e Montenegro ottennero compensazioni territoriali; la Russia ottenne Armenia e Bessarabia; l’Inghilterra per proteggere le rotte commerciali ottenne l’occupazione temporanea dell’isola di Cipro. In definitiva l’Austria e l’Inghilterra potevano essere soddisfatte dell’esito del congresso mentre la Russia che aveva combattuto una guerra dispendiosa e infine vittoriosa vide di molto diminuiti i propri vantaggi, e rimproverava a Bismarck, che pure era l’arbitro dichiarato a Berlino, di non aver fatto nulla per ottenere un risultato migliore. Queste insoddisfazioni portarono all’abbandono dell’Intesa tra i tre imperatori. Ruolo secondario svolsero a Berlino Francia e Italia. Forte fu la disillusione in Italia dopo il congresso. 

All’allontanamento dalla Russia segui un riavvicinamento tra Austria e Germania che vide il suo culmine con l’alleanza del 7 ottobre 1879, trattato difensivo in chiave anti-russa, che prevedeva la difesa attiva in caso di attacco russo a uno dei due stati, mentre in caso di attacco a uno dei due paesi da parte di un’altra potenza questi si impegnavano a restare neutrali. Si può quindi dire «che Bismarck avesse conseguito la posizione di arbitro fra i due rivali balcanici, dal momento che la causa probabile di conflitto fra essi stava in quella zona». Ma già nel 1881 i tre imperatori si ritrovarono e stipularono un accordo secondo il quale in caso di guerra con un’altra potenza di uno dei tre imperi, gli altri due si sarebbero impegnati a rimanere neutrali. In caso di guerra russo-turca era invece necessario un accordo, per quanto riguarda gli Stretti invece venivano respinte le tesi inglesi. Ma questo trattato non sostituì quello austro-tedesco, per cui era sempre possibile una guerra tra Russia e un’altro dei due imperi. Sempre nel 1881 l’Austria strinse un trattato di amicizia con la Serbia, dove però la Serbia era in posizione di dipendenza, inoltre sia Germania che Austria nell’ottobre del 1881 strinsero un accordo con la Romania. Con la Triplice Alleanza del maggio 1882, l’Italia si legava a Germania e Austria, che l’avrebbero protetta in caso di aggressione francese, l’irredentismo per il momento veniva messo da parte, mentre lo scontro interno tra Destra filo-conservatrice e in favore dell’alleanza e Sinistra filo francese non si sopì. Altra clausola era che l’alleanza non poteva essere intesa come diretta contro l’Inghilterra. 

Una nuova crisi tra Russia e Austria si aprì nel settembre del 1885 quando la Bulgaria annesse la Rumelia orientale. A questo punto la Serbia dichiarò guerra alla Bulgaria che fu salvata dalla disfatta solo dall’intervento austriaco. Il comportamento bulgaro non poteva non infastidire la Russia che quindi sarebbe entrata in frizione con l’Austria, in tutto ciò la possibilità di un alleanza franco- russa era sempre più probabile e intimoriva non poco il fronte austro-tedesco. Per questo Bismarck si impegnò per ottenere il rinnovo della Triplice alleanza, anche facendo concessioni all’Italia che era insoddisfatta delle precedenti clausole. Secondo il nuovo accordo l’Italia ottenne l’appoggio tedesco alla sua politica coloniale e, fatto più importante e per il quale il Bismarck dovette fare molta pressione sull’Austria per ottenerlo, la posizione italiana veniva equiparata a quella austriaca nel teatro balcanico. Sul piano dei rapporti con la Gran Bretagna, invitata da Bismarck, l’Italia firmo il 12 febbraio il primo Accordo mediterraneo per il mantenimento dello status quo. «Roma appare così il punto di incontro di due assi, quello della Triplice Alleanza e quello mediterraneo. Sebbene la Germania fosse direttamente implicata soltanto nella prima combinazione, Bismarck aveva avuto mano nella formazione dei due accordi e gli Accordi mediterranei sono stati qualche volta considerati il punto culminante della sua diplomazia». In questo quadro restavano escluse la Francia e la Russia, però mentre la prima in definitiva aveva buoni rapporti con l’Inghilterra e finanche con la Germania le tensioni non erano molto importanti, la Russia restava completamente isolata, fatto per il quale l’unico sbocco per un eventuale alleanza era la Francia. Per eliminare questo pericolo, che tra l’altro avrebbe potuto stringere la Germania tra due fronti, Bismarck si assicurò il trattato segreto di Contrassicurazione col la Russia secondo il quale i due paesi avrebbero adottato una politica di neutralità benevola nei casi di attacchi da parte di una terza potenza esclusi però casi di conflitto russo-austriaco causato dalla Russia o franco-tedesco causato dalla Germania, questo per far convivere il nuovo trattato con l’alleanza con la Duplice Corona. Inoltre la Germania si impegnava a non opporre resistenza nel caso in cui la Russia avrebbe preso con la forza il controllo degli Stretti. La tensione tra Russia e Austria salì di nuovo dopo che Ferdinando di Sassonia Coburgo venne scelto come sovrano bulgaro, poco dopo la firma del trattato di Controassicurazione. Per riequilibrare le posizioni allora Bismarck si servì dell’Italia e del lavoro del suo primo ministro Crispi, spingendo questi ad appoggiare l’Austria in caso di conflitto con la Russia e rinsaldando il legame anche con l’Inghilterra. In questo contesto di alleanze abbastanza caotico nel luglio del 1888 ascese al trono del secondo Reich l’imperatore Guglielmo II. Con Guglielmo II i rapporti russo-tedeschi si complicarono a causa delle dichiarazioni che Guglielmo II fece in occasione della visita dell’imperatore austriaco Francesco Giuseppe in Germania, dove fece intendere che la Germania avrebbe reagito militarmente nel caso di un’aggressione verso l’Austria, e anche la visita al sultano turco non venne presa bene da parte dei russi. In sintesi «tutto ciò non rappresentava una sistematica e consapevole tendenza anti-russa, ma piuttosto una mancanza di riflessione sulle implicanze dei propri atti». Allo stesso tempo i rapporti tra Francia e Russia si facevano più stretti, sia a livello finanziario, con la concessione francese di un prestito di cinquecento milioni di franchi nell’ottobre del 1888, che a livello militare, con l’ordine russo di un gran numero di fucili. 

Il 20 marzo 1890 a seguito di un nuovo scontro con l’imperatore Guglielmo II sul rinnovo del trattato di Controassicurazione Bismarck si dimise dalla cancelleria. Da questo momento in poi la Germania nel contesto dei rapporti con le altre potenze inizierà ad assumere sempre più quello di «oggetto della reazione ostile delle altre potenze» (Albrecht-Carrié 1978:232). Successore di Bismarck alla cancelleria tedesca fu Leo von Caprivi, uomo che proveniva dal mondo militare estraneo al mondo della diplomazia, per queso assunse un ruolo centrale Friedrich August von Holstein, l’eminenza grigia della politica estera tedesca. I cambiamenti in politica estera non si fecero attendere, quindi i rapporti della Germania col la Russia si fecero sempre più problematici dopo il mancato rinnovo del trattato di Controassicurazione, mentre questi ultimi siglavano un accordo con la Francia. Per tutta risposta la Germania riuscì a ottenere il trattato Helgoland- Zanzibar con l’Inghilterra, e il rinnovo della Triplice Alleanza. 

Nel frattempo i rapporti russo-francesi si faceva sempre più intensi, anche se ancora non c’era nessun accordo scritto, ma importante fu l’invito dello zar alla flotta francese nell’estate del 1891. L’abbozzo di una convenzione militare venne siglato nell’estete del 1892. «L’accordo era indiscutibilmente difensivo e costituiva una risposta alla Triplice Alleanza. Per entrambe le potenze significava sfuggire all’isolamento, sotto il quale aspetto l’alleanza aveva maggiore significato per la Francia che per la Russia». L’ alleanza effettiva venne firmata il 4 gennaio 1894. 

Nell’accordo si specificava che in caso di guerra contro la Germania «le forze disponibili da impiegarsi contro la Germania dovranno essere per la Francia 1.300.000 uomini, per la Russia da 700.000 a 800.000 uomini. Queste forze inizieranno un’azione completa con tutta la rapidità possibile, così che la Germania dovrà combattere nello stesso tempo ad oriente e ad occidente» (Albrecht-Carrié 1978:239). 

Alla periferia dell’Europa intanto nel gennaio del 1897 scoppiò la guerra tra Turchia e Regno di Grecia, causata da una nuova rivolta nell’isola di Creta, malgrado lo squilibrio delle forze in campo, con l’intervento delle grandi potenze si evitò una punizione pesante per la Grecia sconfitta e inoltre si ottenne in riconoscimento dell’autonomia all’isola di Creta. Nel maggio del 1897 con l’accordo austro-russo si ottenne una sorta di congelamento della situazione balcanica, accordo ottenuto anche con l’invito alla moderazione rivolto dai francesi ai russi e dai tedeschi agli austriaci. Evento importate in Africa fu la sconfitta dell’Italia in Abissinia, che ridimensionò il peso della potenza italiana, e fece vacillare la Triplice Alleanza, quando l’Italia fece di capire di poter passare nel campo opposto, arrivando ad un accordo con la Francia. L’Italia infatti si sentiva tradita per il mancato sostegno degli alleati in Africa orientale e quindi chiedeva misure più favorevoli da inserire nel trattato di alleanza, ma alla fine l’accordo resse e le condizioni restarono immutate. Non resse l’impatto della sconfitta in Abissinia invece il Crispi che fu costretto, anche dai disordini scoppiati sopratutto in Lombardia, alle dimissioni. Queste dimissioni furono cruciali nei rapporti italiani con gli alleati, infatti possiamo dire che dopo la caduta di Crispi l’orientamento della politica italiana si avvicinerà sempre di più alle posizioni francesi. Oltre alle alleanze continentali che vedevano la Francia isolata, ad aggravare la situazione sopraggiunse la crisi di Fascioda con l’Inghilterra e l’umiliazione della sconfitta diplomatica. 

Con la nomina di Bulow come ministro degli esteri tedesco la politica della Germania andò sempre più a caratterizzarsi verso la Weltpolitik, l’aspirazione al ruolo di potenza globale, di arbiter mundi, condivisa da Bulow e da Guglielmo II (nonchè dall’ammiraglio Alfred von Tirpitz) poteva ora dispiegarsi. (guerra boera e rivolta boxer) 

Dopo le dimissioni di Crispi in Italia il governo fu affidato a Rudinì che con la sua politica filofrancese riavvicinò i due paesi divisi dalle Alpi, togliendo la Francia da un isolamento durato troppo a lungo «erano passati i giorni in cui da Berlino si controllava l’Europa e la Francia si trovava in una situazione di isolamento completo», mentre la Francia nell’agosto del 1899 rafforzava il proprio legame con la Russia ampliando l’ambito dell’alleanza. I rapporti tra Russia e Germania si fecero più problematici dopo che la Germania iniziò a investire e penetrare all’interno dell’impero ottomano, con investimenti ingenti di cui la ferrovia di Bagdad ne era l’esempio più chiaro. In Serbia invece sul volgere del secolo si verifico un cambio di dinastia dopo l’assassinio di re Alessandro che portò la casa Karagjorgjevic al potere con re Pietro, e a un forte avvicinamento alle posizioni russe. Sul versante inglese con l’ascesa al trono di Edoardo VII, succeduto all’inizio del 1901 alla defunta regina Vittoria che per più di sessant’anni aveva guidato il Regno Unito, si ebbe un atteggiamento più favorevole ad una possibile alleanza con la Francia, poi coronata con gli accordi dell’Entente cordiale dell’aprile del 1904, che risolveva i rapporti conflittuali tra le due parti in Africa settentrionale con il riconoscimento inglese degli interessi francesi in Marocco. 

Sul versante orientale il 1905 vide l’ascesa del Giappone al rango di grande potenza dopo la vittoriosa guerra contro la Russia. Il conflitto russo tedesco però influenzò anche le dinamiche delle alleanze europee perché vedeva l’Inghilterra al fianco dei giapponesi e la Francia alleata dei russi, fatto che poteva vanificare tutti gli sforzi, soprattutto francesi, fatti per arrivare all’Entente cordiale. Di tutto ciò ne avrebbe potuto approfittare la Germania, che però perse quest’occasione, entrando in conflitto con la Francia riguardo la situazione del Marocco, dove la politica estera tedesca di sostegno al sultano arrivò fino alla visita ufficiale dell’imperatore Guglielmo II a Tangeri, con la quale la Germania riconosceva come unico interlocutore per quanto riguardava la politica marocchina il sultano, negando quindi di riconoscere qualsiasi tipo di influenza francese nell’area. La questione marocchina era diventata così spinosa da poter produrre una nuova guerra europea, la tensione salì notevolmente tanto che il ministro degli esteri francese Théophile Delcassé, che perseguiva una politica rigidamente avversa a ogni tipo di concessione ai tedeschi, si dimise e gli successe Maurice Rouvier molto più propenso ad arrivare ad un accordo con i tedeschi. Ora i tedeschi potevano arrivare facilmente ad un accordo conveniente con la Francia, ma l’arroganza e quella mancanza di arte della diplomazia che spesso ha influenzato negativamente uomini politici tedeschi, si mostro in chiara evidenza nella posizione «del pugno di ferro e della sciabola sguainata» , di Bernhard von Bülow. Questa posizione così forte della Germania nei confronti della Francia che ancora una volta veniva umiliata dai tedeschi causò una forte reazione in Inghilterra che con il suo ministro degli Esteri Sir Edward Grey, organizzò alla fine di gennaio del 1906 un incontro ufficiale tra gli Stati Maggiori di Francia e Regno Unito, prodromo della futura alleanza franco-inglese. Fu così che all’inizio del secolo la situazione di isolamento vissuta dalla Francia negli anni passati fu neutralizzata dall’azione tedesca che riuscì ad isolarsi dal resto delle potenze europee per l’arroganza dimostrata nella prima crisi marocchina, e responsabili di ale isolamento furono soprattutto Bulow e il Kaiser stesso che dimostrarono scarse doti diplomatiche in una situazione che richiedeva «una abilità superiore» . Questo isolamento divenne ancora più accentuato dopo l’accordo anglo-russo dell’agosto 1907 con il quale le due parti venivano ad accordo riguardo le zone di influenza in Persia, con questo accordo nasceva la Triplice Intesa tra Gran Bretagna, Francia e Russia. È in questa fase che in Germania si «cominciò a concepire il mito dell’ Einkreisung», dell’accerchiamento. Anche se l’accordo era una combinazione di accordi bilaterali tra le tre potenze e quindi meno rigido rispetto alla Triplice Alleanza, nondimeno si rivelerà efficace in chiave anti-tedesca, anche se inizialmente non venne concepito esclusivamente per contrastare la Germania e prova ne è il fatto che l’alleanza anglo-inglese riguardava zone dove non c’era alcun interesse tedesco da limitare o contrastare. Dopo un periodo nel quale la situazione balcanica aveva subito una sorta di congelamento in grado di sopire lo scontro tra Austria e Russia, nell’ottobre del 1908 l’Austria violando il trattato di Berlino del 1878, dichiarava unilateralmente l’annessione della Bosnia-Erzegovina a cui segui un accordo austro-turco per il formale passaggio di sovranità (in Turchia nel frattempo i giovani turchi avevano preso il potere…). Il successo delle potenze centrali fece intravedere alla Germania la rotture dell’accerchiamento da parte delle potenze dell’Intesa, anche perché durante la crisi né la Francia né la Gran Bretagna si impegnarono più di tanto a sostenere la posizione dell’alleato russo. L’azione austriaca però non riuscì a placare le speranze degli slavi meridionale della Bosnia verso l’unione con le province serbe, che anzi videro ormai nelle azioni violente l’unico modo per ricongiungersi ai fratelli serbi. Nonostante le dichiarazioni conciliatorie del governo serbo, che riconobbe l’annessione della Bosnisa-Erzegovina nel marzo del 1909 da parte austriaca, era chiaro che la Serbia si sentiva umiliata dall’azione unilaterale austriaca. Sul fronte della Triplice l’annessione della Bosnia causò il risentimento italiano che da questo ampliamento territoriale dell’alleato austriaco non ottenne nessun vantaggio, da qui l’accordo di Rocconigi tra Italia e Russia per impedire una futura azione unilaterale austriaca nei Balcani, accordo che mirava al mantenimento dello status quo

Nel giugno del 1909 a seguito di contrasti sopraggiunti col Kaiser Bulow presentò le sue dimissioni, così Albertini ricorda la sua figura, e gli effetti del suo cancellierato nello scenario europeo: «fu durante il suo cancellierato e per l’attività da lui svolta che la Germania pose le fondamenta della situazione da cui, nel 1914, nacque la prima guerra mondiale. 

Successore di Bulow fu il meno arrogante Bethamann-Hollweg. Dopo la crisi del 1905 fu di nuovo sugli interessi in Marocco che nel maggio 1911 scoppiò una nuova crisi a seguito dell’occupazione francese di Fez, a cui i tedeschi risposero con il posizionamento della nave da guerra Panther a largo del Marocco. I colloqui tra Kinderlen, ministro degli esteri tedesco, e Caillux, primo ministro francese, che vedeva di buon occhio la ripresa di relazioni amichevoli con la Germania, potevano risolversi in maniera veloce, ma ancora una volta la diplomazia tedesca si mostrò incapace di arrivare ad un accordo. Le richieste tedesche erano infatti esagerate, il compenso per la risoluzione della crisi marocchina era infatti stato individuato nell’intero Congo francese che sarebbe dovuto passare sotto il controllo della Germania, richiesta assurda non solo agli occhi della Francia. Con il discorso del 21 luglio del primo ministro del Regno Unito Lloyd George la guerra si profilò all’orizzonte. La situazione si risolse nel novembre del 1911 con un accordo equilibrato franco-tedesco sullo scambio di territori coloniali. Anche a seguito del malcontento dell’opinione pubblica francese sulle condizioni dell’accordo con i tedeschi Caillux fu rovesciato e Poincaré assunse la carica di primo ministro della Repubblica francese, nato nella regione della Lorena Poincaré sintetizzava nella sua persona il sentimento di réveil national della Francia. 

Dopo la risoluzione della seconda crisi marocchina fu l’Italia nel settembre del 1911 ad iniziare una nuova avventura in Africa settentrionale con l’invasione della Libia. L’annessione fu proclamata il 5 novembre del 1911, mentre nell’aprile-maggio del 1912 furono occupate le isole del Dodecaneso nel Mar Egeo. L’operazione italiana scontentò un po tutte le potenze europee sia alleate che non, e anzi fu proprio l’alleata Austria a provare più fastidio riguardo l’impresa coloniale italiana. Durante questo periodo i rapporti tra Germania e Inghilterra per risolvere i problemi causati dalla rivalità navale, sorta con l’intenzione tedesca di allargare la propria flotta e diventare un diretto concorrente della potenza marittima britannica, indiscussa dominatrice dei mari, videro il culmine con la visita in Germania di Lord Haldane, ministro della guerra britannico. Ma anche questo tentativo di intesa anglo-tedesca, come i precedenti, fallì, unica a salutare con piacere questo esito fu ovviamente la Francia. 

Sul fronte balcanico a opera della diplomazia russa nel marzo del 1911 si arrivò ad un accordo serbo-bulgaro e nel maggio dello stesso anno ad un accordo greco-bulgaro che formò la Lega balcanica, nata in funzione anti-ottomana. Tra il maggio e l’ottobre del 1911 la diplomazia europea cerco di risolvere il problema nei Balcani senza ricorrere alle armi, ma la lentezza delle discussioni rese inevitabile la dichiarazione di guerra del Montenegro alla Turchia a cui poco dopo si unì anche quella della Lega balcanica. La disfatta della Turchia fu subito evidente e con l’armistizio del 3 dicembre la Turchia in pratica veniva estromessa dal territorio europeo. I turchi rifiutarono di accettare questo esito e ripresero le ostilità ma il 30 maggio 1913 dovettero cedere all’evidenza dei fatti firmando la pace di Londra con la quale cedettero tutto il territorio turco in Europa. A seguito della pressione austriaca sulla Serbia che le impediva di accedere al mare Adriatico i serbi volsero le proprie mire sulla Macedonia fatto che portò la Bulgaria a dichiarare guerra alla Serbia il 29 giugno 1913, e anche alla Grecia con la quale era aperto il contenzioso su Salonicco. Di questo scontro ne approfittarono i turchi che ripresero il controllo di Adrianopoli. La Bulgaria uscì dal conflitto ridimensionata nelle sue aspirazioni pagando l’errore di calcolo che l’aveva portata a dichiarare guerra agli ex alleati. La pace fu firmata a Bucarest il 13 agosto 1913, e causò il risentimento austriaco che non vide soddisfatte le richieste bulgare, da essa sostenute, sul controllo di Kavala, che avrebbe costituito uno sbocco sul Mar Egeo. Un successo austriaco fu invece la definizione dei confini del nuovo stato albanese (stato nato con il forte sostegno dell’Austria e dell’Italia) con la Serbia, fatto che non fece altro che esacerbare ancora di più i rapporti son gli slavi. 

La sconfitta turca nelle guerre balcaniche comportò nuove tensioni tra Russia e Germania, nel momento in cui i turchi chiesero, e i tedeschi accettarono l’aiuto militare alla Germania per la riorganizzazione del proprio esercito. A questo scopo fu inviato in Turchia il generale Liman von Sanders, incaricato di modernizzare l’esercito turco. Questa missione fu accolta in Russia negativamente, dal momento che i russi vedevano in essa un azione ostile nei propri confronti. La malafede russa in realtà era forse un po esagerata dal momento che i turchi chiesero aiuto agli inglesi per rimodernare la propria marina, quindi le due missioni erano indirizzate esclusivamente a ottenere le prestazioni degli esperti più importanti nei campi di difesa e quindi gli inglesi per la marina e i tedeschi per l’esercito. Ma non erano solo le tensioni tra russi e tedeschi e quindi i rispettivi governi a intravedere già il conflitto venturo. Tutti gli Stati Maggiori delle potenze europee infatti in questo periodo avevano già preparato i propri piani di guerra. Ma «è bene anche ricordare che pochissimi tra i governanti responsabili desideravano effettivamente la guerra: non lo stesso Kaiser, malgrado tutti gli eccitati e imprudenti commenti con cui egli cosparse i documenti ufficiali tedeschi. Nel 1914 i popoli europei non avevano conosciuto la guerra in patria da due generazioni; un periodo di pace così lungo produceva l’impressione che la sua continuazione fosse cosa normale, così come il cambio aureo, la stabilità della moneta, la libertà di viaggiare e la libertà di parola erano condizioni che l’Europa accettava come parte di un modo di vivere stabile definitivo. L’Europa era forte e orgogliosa dei suoi risultati e della sua potenza; ai suoi stessi occhi l’Europa era una civiltà, i cui benefici aveva sparsi e spargeva nel mondo intero. Le grandi potenze civili dell’Europa non sarebbero più ricorse alla rozza prova della forza per definire le loro contese, e lo stesso ripetersi di crisi, alla fine sempre pacificamente risolte, poteva valere come prova della giustezza di tale opinione. […] C’era, o si pensava ci fosse in Europa, una pace, una stabilità e un progresso perenni» (Albrecht-Carrié R., 1978:331-332). 

Questa speranza perse ogni giustificazione di essere con l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este il 28 giugno 1914, casus belli della Prima guerra mondiale che scoppierà un mese dopo, il 28 luglio 1914 con la dichiarazione di guerra dell’Impero austro-ungarico al Regno di Serbia. 

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